Gli effetti della giurisprudenza europea in tema di privilegio contro le autoincriminazioni e diritto al silenzio
TL;DRAbstract
Da un’analisi della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo emerge che anche il nostro ordinamento è suscettibile di violazioni del nemo tenetur se detegere, sotto vari profili: in proposito, si trattano le questioni relative alle cosiddette “coercizioni di tipo fisiologico e patologico” sulla volontà dell’accusato di non rendere delle dichiarazioni contra se (si sviluppa in particolare il tema delle dichiarazioni autoincriminanti rese nel corso delle inchieste di natura amministrativa); le questioni attinenti ai cosiddetti “prelievi biologici coattivi”; le questioni relative alla valutazione del silenzio. Di qui, si prospettano le soluzioni per evitare d’incorrere in ulteriori violazioni del dettato convenzionale da parte del nostro Stato.
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Da un’analisi della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo emerge che anche il nostro ordinamento è suscettibile di violazioni del nemo tenetur se detegere, sotto vari profili: in proposito, si trattano le questioni relative alle cosiddette “coercizioni di tipo fisiologico e patologico” sulla volontà dell’accusato di non rendere delle dichiarazioni contra se (si sviluppa in particolare il tema delle dichiarazioni autoincriminanti rese nel corso delle inchieste di natura amministrativa); le questioni attinenti ai cosiddetti “prelievi biologici coattivi”; le questioni relative alla valutazione del silenzio. Di qui, si prospettano le soluzioni per evitare d’incorrere in ulteriori violazioni del dettato convenzionale da parte del nostro Stato.
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